Alberto Ferrero

"Il poema della vita"

Nato a Vercelli nel 1883 e morto a Roma nel 1963 appartiene alla cultura artistica del tardo simbolismo italiano.

Ha studiato in Svizzera, dove nel 1906 fu professore di nudo all’Accademia di Ginevra.

Ha passato gran parte della vita a Milano e si ritirò a Roma, dove morì all’età di 83 anni.

Le sue convinzioni politiche ed i suoi principi morali lo resero un isolato durante il periodo fascista.

Noto maestro del “Divisionismo”, ha vinto svariati premi ed ha partecipato alle binennali e alla triennale di Milano.

L’esperienza nella realizzazione di importanti opere pubbliche lo ha portato a composizioni di grandiosa concezione ideativa e notevole impatto.

Si è imposto all’attenzione della critica internazionale con gli affreschi eseguiti nella Sede della Banca di Stato di Friburgo, nel Salone del Kursaal di Ginevra, nel Salone del Circolo degli Stranieri di Montreaux ed ha dipinto vasti quadri di forte contenuto sociale (La guerra, Il calvario delle madri, il vitello d’oro), usando la tecnica della separazione dei pigmenti cromatici con la quale costruiva illuminazioni particolari.

Dotato di una suas peculiare sensibilità intimista ed in un certo qual senso crepuscolare (come nelle tele del Poema della vita), che non si risolve soltanto nello sviluppo narrativo delle tematiche, ma ne determina i contrasti sottili di luce, le atmosfere e gli spazi pittorici, Ferrero non è solo il pittore di grandi opere, cariche di contenuti e di simbologie è anche l’artista di accuratissimi disegni, qudri di minori dimensioni con raffigurazioni di paesaggi, angoli di giardini fioriti, ritratti della moglie, espressione di una forte spiritualità, di una intensa carica poetica e, nel contempo, di una attenta ricerca grafica e cromatica.

Le undici tele del Poema della vita (Primo peccato, La fecondazione,  Riconciliazione, La fuga, Ultimo raggio, Supremo commiato…) testimoniano l’importante livello estetico cui erano pervenuti i mezzi espressivi del Ferrero, che non voleva limitarsi ai temi emblematici, ai soggetti biblici, ma amava anche guardare ai fatti della vita, con accenti di accorata partecipazione e di umana fraternità.

Dopo la scomparsa dell’artista, è stata la moglie Bianca Maria Bezzi, a promuovere l’opera.

Nel 1975 ha deciso di donare le 11 tele del “Poema della vita” al Comune di Velletri, città particolarmente amata dal marito per le sue bellezze naturali, ed a seguito dell’accettazione della donazione da parte dell’Ente, i dipinti sono entrati a far parte delle raccolte civiche e sono stati assegnati al Museo Comunale dove sono restati fino al 1995, anno di chiusura della struttura museale per lavori di ristrutturazione.

A seguito di parere favorevole della competente Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici e della Regione Lazio, tutte le composizioni del ciclo pittorico sono state affidate temporaneamente all’Ordine degli Avvocati di Velletri per la lro esposizione nella sala polifunzionale del Palazzo di Giustizia (una tela è collocata nell’Ufficio della Presidenza del Tribunale).

Dal 1995 le tele del Poema della vita custodite dall’Ordine degli Avvocati adornano l’aula polifunzionale del Tribunale destinata a scuola forense per le giovani generazioni di avvocati, a convegni di carattere giuridico e corsi di aggiornamento professionale. L’opera del maestro Ferrero è così fruibile al pubblico.

Quanto sopra e estratto dalla bibliografia: Albero Ferrero, Trevi Editori, Roma 1975.

 

Ordine degli Avvocati di Velletri